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Non ti conosco più di N. Malasomma, Italia, 1936, 65′

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Data inizio:14/05/2021
Data fine:14/05/2021
Ore: 18:00

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Categoria evento: Proiezioni. Sezione: Perduti nel buio.

Descrizione

Non ti conosco più di Nunzio  Malasomma, Italia, 1936, 65′

Regia Nunzio Malasomma / Soggetto la commedia omonima di Aldo De Benedetti / Sceneggiatura Aldo De Benedetti, Fritz Eckardt /Direttore della fotografia Arturo Gallea / Montaggio Eraldo Judiconi [= Eraldo Da Roma] / Musiche Cesare A. Bixio, Felice Montagnini / Canzoni “Dammi un bacio e ti dico di sì” di Bixio e Cherubini cantata da Elsa Merlini; “Notte per sognare” di Giulio Bonnard cantata da Giovanni Manurita.

Interpreti e personaggi Elsa Merlini (Luisa Malpieri), Vittorio De Sica (il dottor Alberto Spinelli), Enrico Viarisio (Paolo Malpieri), Ninì Gordini Cervi (la dattilografa), Agostino Salvietti (il maggiordomo), Celeste Almieri Calza (zia Clotilde), Vanna Pegna (Evelina), Pio Campa (il rivenditore d’auto), Lina Tartara Minora (la cameriera), Giuditta Marchetti (altra cameriera), Giovanni Manurita (il cantante).

Supervisione alla regia Mario Bonnard. Aiuto regista Gabriele Varriale / Scenografie Virgilio Marchi / Fonici Boris Muller, Giovanni Rossi. Costruzioni Umberto Torri / Produzione Giuseppe Amato per Amato Film / Distribuzione E.I.A. Origine Italia, 1936 / Durata 65’ / Formato immagine 1,37:1. Stabilimenti Caesar Film

La signora Luisa Malpieri, moglie di un ricco avvocato, mal sopporta l’avarizia del marito che si rifiuta di soddisfare i suoi capricci. Sospettando che l’uomo le sia anche infedele, Luisa decide di architettare una particolare vendetta: si finge pazza e fa finta di riconoscere il marito nel professore Spinelli, il dottore presso cui il vero marito l’ha mandata in cura…
Tratto da un testo teatrale di Aldo De Benedetti, una brillante commedia diretta da Nunzio Malasomma e interpretata da Vittorio De Sica, Elsa Merlini e Enrico Viarisio. Un piacevole saggio di teatro filmato, una commedia che scorre tra sorrisi e risate garbate.

AUDIO ITALIANO MONO
SOTTOTITOLI INGLESI
1,33:1 | 4/3 | 64’ | B&N
LOGHI DOLBY DIGITAL + AUDIO 2.0 + REGIONE 0  PAL

Non ti conosco più
© 1936 Amato Film.
© 2003 RIPLEY’S FILM Srl. 2015 VIGGO Srl. Tutti i diritti riservati.
Artwork & Design © 2018 VIGGO Srl. Tutti i diritti riservati. Prodotto in Italia da VIGGo Srl. Prima edizione NOVEMBRE 2018

NON TI CONOSCO PIÙ.  DALLA SCENA ALLO SCHERMO
di David Bruni

Non ti conosco più, diretto da Nunzio Malasomma nel 1936, è tratto dall’omonima pièce di Aldo De Benedetti, rappresentata per la prima volta il 3 novembre 1932 al Teatro Argentina di Roma dalla Compagnia Elsa Merlini – Luigi Cimara – Sergio Tofano e costituisce un esempio significativo di un filone particolarmente fortunato nel nostro primo cinema sonoro: quello dei film di origine teatrale. In questo periodo, infatti, il teatro si trasforma in un serbatoio da cui pescare a piene mani in modo tale da garantire un ritorno economico sicuro contenendo al massimo i costi legati alla lavorazione di pellicole, di solito confinate in interni ricostruiti negli studi cinematografici.

È una logica, questa, destinata ad essere riproposta di frequente soprattutto dopo la creazione di un nuovo organismo, la Direzione generale della cinematografia (con RDL n. 1565 del 18 settembre 1934), subito affidato a quel Luigi Freddi che rimarrà l’indiscusso protagonista e l’arbitro supremo del nostro cinema fino al 1939, quando rassegnerà le dimissioni dopo aver assistito alla sconfitta della linea politica di cui era stato il massimo artefice. Nel suo disegno, che non cancella l’iniziativa privata pur sottoponendola a una rigida disciplina e a un attento controllo da parte dello Stato centrale, risulta fondamentale la capacità di impostare una politica produttiva moralmente sana e finanziariamente equilibrata, finalizzata alla crescita del nostro cinema sia sul piano quantitativo sia su quello qualitativo.

Proprio in tale prospettiva si ritiene opportuno incentivare la presenza degli ingredienti che paiono assicurare la realizzazione di un prodotto medio: la fonte teatrale (o talvolta letteraria) di un film già conosciuta e sperimentata dal pubblico e dalla critica; il ricorso nella stesura della sceneggiatura a collaboratori dotati di esperienza, essendo spesso gli autori stessi delle pièces su cui ci si basa; l’impiego di attori che in molti casi conoscono benissimo il testo avendolo già interpretato sul palcoscenico, magari nei medesimi ruoli. Nell’attingere a opere esistenti, per lo più commedie riconducibili al repertorio brillante, ci si rivolge prevalentemente alla piccola e media borghesia, a un pubblico pronto a rispondere al processo di standardizzazione del prodotto culturale, funzionale alla ricerca di una misura priva di particolari picchi espressivi.

Attratti dalla prospettiva concreta di migliorare la propria situazione finanziaria, i letterati e i drammaturghi che collaborano alla sceneggiatura del film accettano questa forma di arruolamento intellettuale e si prestano volentieri a incarichi spesso non così impegnativi e niente affatto esclusivi; in cambio assicurano un livello minimo di dignità al prodotto. In questi stessi anni il commediografo Aldo De Benedetti diviene il massimo specialista nell’adattamento di opere teatrali – proprie o altrui – per lo schermo, assumendo una funzione che si spinge ben al di là del compito di sceneggiatore stabilito per contratto. Anzi, in alcune circostanze egli si trasforma nell’autentico perno attorno a cui ruota la genesi dei film, in una versione autarchica del producer – il direttore di produzione – di stampo hollywoodiano, capace di districarsi tra considerazioni professionali e interessi di ordine finanziario, ponendosi come mediatore fra le esigenze del “capitalista” di turno, gli impegni degli attori e il proprio tornaconto personale.

È appunto ciò che accade in occasione dell’adattamento cinematografico di Non ti conosco più, la cui vicenda è dominata dalla protagonista Luisa Malpieri. La donna, una giovane e graziosa moglie borghese, simula un attacco di follia tenendo in scacco il marito, avaro e probabilmente infedele, oltre a una serie di altri personaggi: a cominciare dallo psichiatra Alberto Spinelli, che finge di scambiare per il proprio legittimo consorte. Alla fine Luisa, appagata per la lezione impartita al coniuge e tentata dalla possibilità di vivere realmente una relazione amorosa col medico, decide di interrompere la propria finzione e accetta la sua condizione di moglie fedele essendo ormai perfettamente consapevole del senso di precarietà affettiva che governa perfino i legami più intimi.

Ebbene, nel febbraio 1935 De Benedetti scrive ad Elsa Merlini, già protagonista teatrale della pièce, tentando di coinvolgerla nella sua versione cinematografica: una conferma, questa, della tendenza a rivolgersi agli interpreti già collaudati sul palcoscenico. L’attrice prende tempo e si riserva di assumere una decisione definitiva solo dopo aver letto il copione. Sarà proprio lei l’attrice principale di Non ti conosco più, prodotto da Peppino Amato, con cui De Benedetti aveva sottoscritto un contratto il 20 maggio 1935, prevedendo la possibilità di realizzare rifacimenti del film in lingua straniera: infatti, il 31 marzo 1936, il consorzio cinematografico EIA acquista dallo sceneggiatore dapprima i diritti per l’esecuzione della versione tedesca dell’opera, poi per quella francese.

Il film che scaturisce da questo tipo di lavorazione, scandita da ritmi convulsi, ripropone situazioni, personaggi e battute della commedia teatrale con un grado quasi assoluto di fedeltà. Perciò la sua riuscita è strettamente connessa all’efficacia della struttura drammaturgica del testo originale, oltreché alla bravura degli attori. I margini di libertà riservati al regista sono minimi e la possibilità di un impiego creativo della macchina da presa quasi inesistente: al “direttore artistico”, come allora veniva chiamato, si chiede di solito di rinunciare a coltivare ambizioni particolari e di porsi con garbo al servizio degli interpreti. Tuttavia, non sempre la traduzione di una commedia da un ambito espressivo all’altro lascia inalterati gli equilibri originari: se da una parte gli evidenti accenti pirandelliani presenti nella pièce di De Benedetti si smarriscono al momento di rimodulare la vicenda per lo schermo, dall’altra il film si arricchisce di ingredienti che ne fanno un caso esemplare di un intero filone cinematografico.

Innanzitutto, la vicenda viene vivacizzata grazie alla presenza di due canzoni orecchiabili: la prima eseguita da Elsa Merlini e la seconda dal tenore Giovanni Manurita, impegnato nel ruolo di un cantante. D’altra parte, tale scelta rappresenta un motivo conduttore per questi film realizzati in anni in cui le relazioni, particolarmente intense, tra cinema e teatro seguono itinerari bizzarri dando luogo a progetti inediti e a combinazioni ibride. Attorno al cinema, trasformatosi in un autentico volano dell’industria culturale, ruotano interessi che coinvolgono varie pratiche espressive, collegate tra loro in modo da dar luogo a un vero e proprio sistema integrato dello spettacolo. A dimostrazione di ciò, il 1 gennaio 1938 il signor Montanari, amministratore della compagnia teatrale Menichelli – Migliari – Giorda – Baghetti, propone a De Benedetti la ripresa di Non ti conosco più con una variante originale: accompagnare la messinscena della commedia con brani musicali del film da essa tratti, che il maestro Serpieri era pronto ad orchestrare. Nella circostanza lo sceneggiatore risponde in maniera affermativa anche perché coglie le potenzialità – prima di tutto di natura finanziaria – insite nella trasformazione della pièce in un’opera (almeno in parte) musicale.

Inoltre, Non ti conosco più è interessante, al pari di alcune delle più vivaci commedie realizzate nel decennio, anche per il modo in cui si trasforma nel veicolo privilegiato di diffusione di stili di vita che penetrano in una società, quella italiana, ancora di stampo tradizionale. In tal modo il film  restituisce in filigrana un ritratto mediato del pubblico d’epoca, chiamato ad assorbire modelli comportamentali in rapido mutamento e in costante via di riconfigurazione. Infatti nel film, a differenza di ciò che accade nella pièce di partenza, la condizione di apparente follia manifestata dalla protagonista è conseguente all’atteggiamento assunto dal marito il quale non vuole collocarsi al passo coi tempi acquistando un’auto nuova e dotandosi di uno scaldabagno elettrico. Il personaggio femminile è quindi rappresentato come il destinatario particolarmente ricettivo nei confronti delle sollecitazioni che giungono dall’esterno e soprattutto dal Paese moderno per antonomasia, gli Stati Uniti: quella “donna nuova” che il fascismo voleva “moglie e madre esemplare”, appare più complessa di quanto non ci si potrebbe aspettare ed è assai lontana dal coincidere con l’immagine ufficiale propostane dal regime. Dunque, la restaurazione finale dell’ordine familiare temporaneamente infranto segna un compromesso tra il desiderio del nuovo e la volontà di preservare gli equilibri antichi.

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