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Women in US – Foxy Brown di Jack Hill (1974; 94′); v.o.sott.it

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Data inizio:26/01/2020
Data fine:26/01/2020
Ore: 22:00

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Categoria evento: Lingua originale e Proiezioni. Sezione: Strade a doppia corsia.

Descrizione

Women in US
Foxy Brown di Jack Hill (1974; 94′); v.o.sott.it

Titolo originale: Foxy Brown
Regia: Jack Hill
Sceneggiatura: Jack Hill
Fotografia: Brick Marquard
Montaggio: Chuck McClelland
Scenografia: Kirk Axtell
Suono: John Dignan
Musiche: Willie Hutch
Interpreti: Pam Grier, Antonio Fargas, Peter Brown, Terry Carter, Kathryn Loder, Harry Holcombe,
Sid Haig, Juanita Brown, Sally Ann Stroud, Bob Minor, Tony Giorgio, Fred Lerner, Judith
Cassmore, H.B. Haggerty, Boyd ‘Red’ Morgan, Jack Bernardi, Robert Nadder, Brenda Venus,
Kimberly Hyde, Jon Cedar, Ed Knight, Esther Sutherland
Produzione: Buzz Feitshans per American International Pictures (AIP)
Durata: 94 minuti
Prima proiezione: 5 aprile 1974
Sinossi:
Foxy Brown è un’afroamericana fidanzata con un agente infiltrato che, in seguito a un’azione,
viene ferito e spacciato per morto. In realtà l’uomo è stato portato in ospedale da dove esce con un
nuovo volto grazie a una plastica facciale. Purtroppo neppure questo lo salva da chi gli stava
dando la caccia, una banda (bianca) di trafficanti di droga che gestisce un giro di prostitute e che
riesce in fretta a farlo fuori. Il fratello di Foxy, Link, conosce la gang che le ha ucciso l’uomo.
Contro la quale la donna metterà in moto una strategica vendetta…

Il 1973 è l’anno in cui le donne si affacciano sugli schermi della blaxpoitation, ossia la vasta
produzione di film con protagonisti afroamericani (diretti spesso ma non sempre da registi di
colore) nata all’inizio degli anni Settanta sulla scia delle proteste per i diritti civili, destinata
prevalentemente proprio agli afroamericani ma che in breve conquistò un pubblico più vasto.
Inizialmente al centro della scena ci sono gli uomini, come nel grandissimo successo Sweet
Sweetback’s Baadasssss Song (1971) di Melvin Van Peebles – costato un centinaio di migliaia di
dollari, ne incassò oltre 15 milioni – o Shaft (1971) di Gordon Parks, che ugualmente andò
benissimo al botteghino. Consolidato il modello produttivo (che attrasse in fretta l’attenzione anche
delle Major), nel 1973 arrivano sulla scena le donne nere con Cleopatra Jones: licenza di uccidere
interpretato da Tamara Dobson e Coffy interpretato da Pam Grier. In entrambi i casi, vessazioni,
spaccio, degradazioni varie e vendetta dominano il racconto. Tutti elementi che ritroviamo anche in
Foxy Brown, realizzato nel 1974 ma probabilmente il titolo oggi più noto dell’intero filone grazie a
Quentin Tarantino che, in Jackie Brown (1997), cita chiaramente il film di Jack Hill nel cognome
della sua magnifica protagonista, Pam Grier appunto, ovvero l’attrice più iconica della balxpoitation
e l’interprete di Foxy Brown. Per la Grier questi film raccontavano l’empowerment femminile e la
scoperta di ruoli volitivi e indipendenti per le donne, in particolare quelle afroamericane che
lottavano in contesti difficili in cui stupro, tossicodipendenze, prostituzione non erano fatti alieni.
Foxy Brown resta però un’icona supersexy e senza dubbio la sua rappresentazione risente di
un’oggettivazione operata da un punto di vista maschile, cosa che rende il film distante dalla nostra
sensibilità se preso come esempio di empowerment (in realtà le critiche su questo versante si
sprecarono già all’epoca). Eppure è interessante che siano lei e la sua antagonista Katherine
(Kathryn Loder), una donna bianca, le figure più forti e decisamente dominanti di un film in cui
Foxy tira in ballo persino le Pantere Nere per ottenere giustizia e dimostrare che la comunità nera
non abbassa la testa di fronte ai soprusi. Stroncato dalla critica, Foxy Brown è l’esempio di una
tipologia di eroina che trovò spazio in questo periodo, oltre a essere un film veramente
godibilissimo per la miscela di generi che riesce a creare. Nel giro di qualche anno la blaxpoitation
tramontò, accusata da alcuni di razzismo e difesa da altri perché aveva comunque contribuito a
portare sullo schermo, da protagonista, la comunità afrodiscendente.

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