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I Go Back Home di Yoon-Ha Chang (USA, Germania, 2016, 96′) documentario su Jimmy Scott in anteprima nazionale

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Data inizio:04/02/2017
Data fine:04/02/2017
Ore: 20:30

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Categoria evento: Eventi, Lingua originale e Proiezioni.

Descrizione

I Go Back Home di Yoon-Ha Chang (USA, Germania, 2016, 96′)
documentario su Jimmy Scott in anteprima nazionale
versione originale con sottotitoli in inglese

In occasione dell’uscita dell’album postumo I Go Back Home dell’indimenticabile Jimmy Scott, in uscita il 27 gennaio, la Casa del Cinema, in collaborazione con la Casa del Jazz, presenta in anteprima nazionale il 4 febbraio alle 20.30 il documentario dal titolo omonimo con testimonianze, tra le altre, di Quincy Jones, Tommy Li Puma, Madeleine Peyroux e David Ritz, biografo ufficiale di Jimmy Scott.

Alla presentazione intervengono: lo sceneggiatore premio Oscar Umberto Contarello, la cantante Maria Pia De Vito e il coordinatore del comitato artistico della Casa del Jazz Luciano Linzi.

Jimmy Scott nasce nel 1925 a Cleveland (Ohio) in una famiglia numerosa con nove fratelli, un padre operaio sempre in giro per lavoro e una madre pianista di chiesa che muore quando lui ha tredici anni. Inizia a esibirsi nei club della sua città con successo e nel 1948 entra nella band di Lionel Hampton, che gli affibbia il nomignolo di Little Jimmy Scott.

Adorato da Billie Holiday, Charlie Parker, Dinah Washington, Nancy Wilson e con qualche successo R&B all’attivo come ‘Everybody Is Somebody’s Fool’, nella prima parte della sua carriera non raggiunge grande popolarità, nonostante dischi ‘culto’ come ‘Falling in Love Is Wonderful’ del ’62 pubblicato su Tangerine, la label privata di Ray Charles che lo definisce ‘the Holy Grail of jazz vocal albums’ e ‘The Source’ del ’69 su Atlantic.

Decide di abbandonare quel mondo e torna nell’anonimato vivendo di lavori umili e soprattutto faticosi. Un lungo e triste periodo per uno come lui che aveva trovato nella musica e nel canto l’unica ragione di vita e di quotidiano sollievo dalla Sindrome di Kellmann, una rara malattia che blocca la crescita ormonale alla fase della pubertà, lasciandogli in dote una voce da adolescente invariata negli anni e un’immagine efebica a volte oggetto di sberleffo.

Un evento funesto in tarda maturità lo catapulta nuovamente nel giro dell’industria discografica. Nel ’91 al funerale del suo amico Doc Pomus, cantante blues e autore di grandi classici dell’American Songbook, è presente il Gotha del music business e quando Scott intona ‘Someone’s to watch over me’ lascia tutti a bocca aperta. Tra i presenti c’è Seymour Stein della Sire che gli offre un contratto per tre album, inaugurato con ‘All The Way‘ che ottiene una nomination ai Grammy Award. Lou Reed gli chiede di partecipare all’album ‘Magic and Loss’ e di andare in tour con lui, David Lynch lo ingaggia per un episodio di ‘Twin Peaks’ ed è presente nella colonna sonora di ‘Philadelphia‘ di Jonathan Demme e di tanti altri film.

La sua nuova vita, all’età di 67 anni, trascorre attraverso dischi, tour in Giappone e in Europa, un nuovo (e quinto) matrimonio e varie onorificenze, dalla performance per l’Inaugurazione della Presidenza Clinton nel ’93 a numerosi premi alla carriera come il Living Jazz Legend Award del Kennedy Center di Washington nel 2003 sino all’introduzione nella R&B Hall of Fame nel 2013.

Jimmy Scott muore il 12 giugno del 2014 a causa di un infarto, a 89 anni nella sua casa di Las Vegas.

In quasi settantanni di carriera si è esibito, tra gli altri, al fianco di Charlie Parker, Lou Reed, Charles Mingus, Antony & the Johnsons, Sarah Vaughan, David Byrne, Quincy Jones, Ray Charles e Winton Marsalis.

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