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Gangster&co. – Dillinger di John Milius (1973; 103′); 35mm

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Data inizio:24/01/2020
Data fine:24/01/2020
Ore: 17:00

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Categoria evento: Lingua originale e Proiezioni. Sezione: Strade a doppia corsia.

Descrizione

Gangster&co.
Dillinger di John Milius (1973; 103′); 35mm
Regia: John Milius
Sceneggiatura: John Milius
Fotografia: Jules Brenner
Montaggio: Fred R. Feitshans Jr.
Scenografia: Trevor Williams
Suono: Donald F. Johnson
Musiche: Barry De Vorzon
Interpreti: Warren Oates, Ben Johnson, Michelle Phillips, Cloris Leachman, Harry Dean Stanton,
Geoffrey Lewis, John P. Ryan, Richard Dreyfuss, Steve Kanaly, John Martino, Roy Jenson, Read
Morgan, Frank McRae, David Dorr, Roland Bob Harris, J. Edgar Hoover, Terry Leonard, Jerry
Summers, Catherine Tambini
Produzione: Buzz Feitshans per American International Pictures (AIP), F.P. Productions
Durata: 103 minuti
Prima proiezione: 19 giugno 1973
Sinossi:
La vita e le imprese (da taluni considerate eroiche) di John Dillinger, con ogni probabilità il
gangster più famoso nell’America colpita e stordita dalla Grande Depressione. Accompagnato da
Homer Van Meter, Harry Pierpont e Charles Mackley, suoi fedeli sodali, Dillinger compie rapine a
più non posso, sempre particolarmente orgoglioso delle proprie capacità criminali. La sua attività
rientra tra gli interessi di Melvin Purvis, capo dell’ufficio FBI che lo ritiene tra i responsabili del
cosiddetto Massacro di Kansas City…

John Dillinger è, tra tutti i criminali che si diedero da fare dopo il crollo di Wall Street, quello la cui
leggenda è rimasta maggiormente intatta nell’immaginario collettivo: lo dimostra, in una qualche
misura, anche l’adattamento sulla sua figura portato a termine da Michael Mann in Nemico
pubblico, dove si rinnova l’idea del gangster gentiluomo che lo elesse a novello Robin Hood. Era
inevitabile che, sull’onda lunga del successo di Arthur Penn dedicato alle gesta di Bonnie e Clyde, la
Hollywood in pieno “rinascimento” decidesse di concentrare l’attenzione anche su di lui. Ed è
altrettanto inevitabile, osservando lo scenario a posteriori, che a dirigere un film su Dillinger sia
stato John Milius, il più romantico e idealista dei registi del periodo, quello meno incline alla
rilettura cinica, sarcastica o entomologica – come invece sarà per Robert Altman con Gang o
Terrence Malick con La rabbia giovane – del gangster-movie. Eppure Milius arrivò a lavorare sul
set per una pura concatenazione di cause. Esordiente alla regia, il ventinovenne Milius si era però
fatto un nome rispettabile per le sue sceneggiature: aveva infatti già venduto a Hollywood gli script
che sarebbero diventati Corvo Rosso non avrai il mio scalpo di Sydney Pollack e L’uomo dai 7
capestri di John Huston. Insoddisfatto della resa finale di entrambi i film, Milius desiderava
esordire alla regia. L’occasione gliela fornì l’AIP di Samuel Z. Arkoff (casa di produzione
fondamentale per comprendere il periodo storico del cinema statunitense: tra i film che diede alla
luce anche Bloody Mama di Roger Corman e Foxy Brown di Jack Hill), che lo pose di fronte a una
scelta tra Blacula, Black Mama, White Mama e un non meglio precisato film di gangster. Così
nacque Dillinger, fiammeggiante e cupissimo dramma umano – prima ancora che noir – in cui
Milius mette in scena un antieroe che si muove all’interno di una società malsana, malata e in cui la
violenza nasce spesso dalle stesse forze dell’ordine. Facendo delle ristrettezze di budget il suo punto
fermo l’esordiente regista lavora immagini crude, realistiche, eppure ammantate da un candore quasi
fordiano, con lo strepitoso Warren Oates che incarna Dillinger a metà tra i boss à la Cagney e i
cowboy di John Wayne. Ne viene fuori un’opera continuamente dialettica, come ben sintetizza il
post-scriptum di J. Edgar Hoover alla fine dei titoli di coda: “Dillinger era un ratto di cui il Paese fu
fortunato a sbarazzarsi, e io non autorizzo alcuna rilettura fascinosa di Hollywood di questo
parassita. Questo tipo di mendacia romantica può solo portare i giovani più fuori strada di quanto
non siano già, e non ne voglio fare parte”.

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