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Fantafestival alla Casa del Cinema. Omaggio a Pupi Avati: ore 15.30 “L’amico di infanzia” / ore 17.15 – L’arcano incantatore

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Data inizio:10/06/2019
Data fine:10/06/2019
Ore: 15:30

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Categoria evento: Proiezioni.

Descrizione

Fantafestival alla Casa del Cinema
Mostra internazionale del film di fantascienza e del fantastico
39ª edizione: Back to the Moon

in collaborazione con
Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale

ore 15.30 omaggio a Pupi Avati
L’amico di infanzia di Pupi Avati (1994, 100’)

«Arnold Gardner è nato in una piccola città dell’Indiana. Durante il periodo scolastico e successivamente quello universitario, ha stretto amicizia con un suo concittadino, Eddie Greenberg, con il quale ha condotto dai microfoni della radio trasmissioni musicali di successo. Oggi lavora a Chicago nella redazione di un programma di scarso ascolto, “La venticinquesima ora”, un talk-show condotto da una vecchia volpe dello show-business: Duncan MacKay. La storia ha inizio il giorno in cui Duncan MacKay viene trovato morto in una suite di un hotel. La direzione del network decide di affidare la conduzione del programma allo stesso Arnold e la sua presenza crea immediatamente un vastissimo interesse fra i telespettatori. È un momento di soddisfazione per lui ma, ecco riemergere proprio quell’Eddie Greenberg. È malato, frustrato, risentito e invidioso del vecchio amico dal quale pretende una confessione piena e totale di antiche colpe» (cinematografo.it). «Da ragazzo non sai rispondere perché quello è il tuo miglior amico. Vale anche per la donna della tua vita. Ti chiedono perché è lei e rispondi non lo so. È lei quando non è subentrata la ragione» (Avati).

ore 17.15 – L’arcano incantatore di Pupi Avati (1996, 96’)
«Achille Ropa Sanuti, un anziano sacerdote della Curia bolognese, esiliato tra i boschi dell’Appennino dopo essere stato accusato di studi esoterici, vive in un tetro castello colmo di libri insieme a Nerio, un vecchio scritturale considerato un satanico. Ai viveri provvede una comunità di laiche, alloggiate in una lontana masseria. Nel 1790 Nerio muore di una oscura morte ed in aiuto all’anziano sacerdote giunge Giacomo Vigetti, un giovane seminarista padano con esperienza di archivi, in fuga dagli Stati Pontifici (perché accusato di aver ingravidato e fatto abortire una ragazza). A proteggere il giovane ha provveduto una matura dama, affascinata da cabale e studi sui fenomeni dell’ultraterreno. L’arcano incantatore (pseudonimo dello scomunicato Achille Ropa Sanuti) accoglie e mette al lavoro il giovane, al quale detta in codice misteriose missive frutto delle sue ricerche e sempre attingendo alla sterminata biblioteca. Il mistero inquieta l’ex seminarista, ma non lo terrorizza, anzi lo intriga» (cinematografo.it). «È un film in cui ripropongo il gioco sempre eccitante di spaventarmi e di spaventare. Siamo in un territorio di genere, seppur raffinato. Perché abbiamo a che fare con un ambiente settecentesco, con ricerche parascientifiche nei riguardi della morte. Abbiamo per l’ennesima volta la figura di un prete, che da quando in qualche modo mi avvicino a questo genere è onnipresente. Nella figura del sacerdote vedo un qualcuno che sta a metà tra terra e qualche cosa di diverso, che può essere il cielo ma anche qualcosa di tenebroso. È il detentore di un mistero. E in più c’è uno spazio alla Borges, con quella biblioteca che contiene tutto ciò che è stato scritto sulla morte» (Avati).