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Antonioni visto da Antonioni, Noto Mandorli Vulcano Stromboli Carnevale, Sicilia, Blow-up

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Data inizio:13/03/2017
Data fine:13/03/2017
Ore: 15:00

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Categoria evento: Proiezioni. Sezione: Il cinema di Michelangelo Antonioni.

Descrizione

 Antonioni visto da Antonioni (1978, 25’)
«Nel 1978, la Rai presentò per la prima (e ancora unica) volta in Rai un ciclo di film di Antonioni dal titolo Gli anni cinquanta visti da Antonioni (da Gente del Po a Il grido), su iniziativa di Piero Pintus, responsabile del cinema di RAIDUE che rimane a tutt’oggi un evento. In questa occasione Lino Miccichè realizzò una lunga intervista Antonioni visto da Antonioni in cui Antonioni per la prima volta si raccontò liberamente sulla sua opera. Una testimonianza storica di grande importanza” (di Carlo).
a seguire Noto Mandorli Vulcano Stromboli Carnevale di M. Antonioni  (1992, 8’)
«Realizzato dall’ENEL (Ente Nazionale per l’Energia Elettrica) per il padiglione italiano dell’EXPO di Siviglia. Sono cinque momenti, cinque sguardi di Antonioni sulla Sicilia: un ritorno a Noto, uno dei luoghi di L’avventura; una visione inquietante dei vulcani Stromboli e Vulcano; le immagini dolci e riposanti dei mandorli fioriti sulle colline di Noto; il carnevale di Acireale» (di Carlo).

a seguire Sicilia di Michelangelo Antonioni (1997, 9’)
«La Sicilia vista da Antonioni per un documentario della Regione Siciliana» (di Carlo).

a seguire
Blow-up di Michelangelo Antonioni (1966, 111’)
Thomas è un fotografo di moda nella ricca, colorata e eccessiva swinging London. Un giorno in un parco fotografa da lontano una coppia. La donna, vistolo, lo insegue e fa di tutto per farsi dare il rullino. Thomas riesce a ingannarla e a non darle le fotografie, che sviluppa e ingrandisce alla ricerca di quel qualcosa che non ha visto o notato a occhio nudo. Gli ingrandimenti gli rivelano la presenza di una mano che tiene una pistola e di un’ombra sull’erba. Tornato nel parco di notte trova – in effetti – un cadavere, che però non è più lì la mattina dopo. «Ma in evidenza è messo il carattere dell’ambiguità (la scoperta di un delitto attraverso l’ingrandimento di una fotografia è una vera scoperta? E il delitto è un vero delitto? Ecc.) non come punto di arrivo di una falsa neutralità, di una sospensione falsamente fenomenologia, quanto proprio di una “riduzione” che vuol eliminare gli aloni semantici per ricondurre l’attenzione ai momenti primi, recuperando le zone ritenute marginali della realtà» (Tinazzi). «Questo film, forse, è come lo Zen: nel momento in cui lo si spiega lo si tradisce. Voglio dire che un film che si può spiegare a parole non è un vero film» (Antonioni).

       per gentile concessione di Warner Bros.Entertainment Italia

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