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Nota storica

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Quando nel 1833 i principi Borghese ampliarono la Villa Pinciana, residenza della famiglia fin dal XVII secolo, con l’acquisto di alcune vigne e ville confinanti, tra le nuove proprietà figurò la Villa Manfroni Bernini, situata subito a ridosso delle Mura Aureliane, in prossimità di Porta Pinciana. All’epoca era un edificio composto da una parte più antica, aperta con un loggiato, e una costruzione più bassa e recente di carattere rustico. Fu restaurata dall’architetto Luigi Canina e adibita a ristorante ma, dopo i danneggiamenti subiti nel 1849 nel corso della battaglia tra i difensori della Repubblica Romana di Mazzini e le truppe francesi, fu usata per scopi più modesti ospitando stalle per mucche e una rivendita di latte e prodotti caseari.

La latteria rimase aperta anche dopo il passaggio di Villa Borghese al Comune di Roma nel 1903. Negli anni Trenta divenne invece un ristorante di lusso con la denominazione di Casina delle Rose, come documentato da una bella cartolina del 1932. Cambiò quindi ancora una volta nome e fu celebre, negli anni della Dolce Vita, come dancing “La Lucciola”. L’inizio dell’abbandono comincia nel 1976 quando i concessionari intrapresero lavori non autorizzati su un edificio vincolato con conseguente blocco da parte del Comune di Roma fino agli anni Novanta del secolo scorso.

Intanto l’edificio era andato rovina, danneggiato dalla caduta di un fulmine e da ripetute incursioni vandaliche. Solo nel 2001, con il finanziamento ex legge 396\90 (Roma Capitale), è stato avviato, con il contributo tecnico e scientifico della Sovrintendenza Comunale, l’attuale intervento di recupero dello storico edificio che oggi si presenta nell’assetto documentato agli inizi del Novecento, ripristinato secondo le immagini e le descrizioni d’epoca. Dal 2004, sotto la guida del primo Direttore Felice Laudadio è stata adibita, per volere di Roma Capitale, a Casa del Cinema e dell’Audiovisivo.