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Grazia Volpi. Un ricordo

Grazia Volpi. Un ricordo

Grazia Volpi. Un ricordo

CHE COS’E’ LA GRAZIA di Giorgio Gosetti

Difficile raccontare Grazia Volpi a chi non l’ha conosciuta. Un’esplosione di vitalità prorompente che, in modo misterioso, si coniugava con il senso del suo nome: grazia nella vita, nelle passioni, nelle ire funeste e nelle utopie sempre inseguite con puntigliosa determinazione, fosse la politica, l’arte, la vita.

Toscana di Pontedera, toscana di costa, elegante come Viareggio, sanguigna e schietta come una maremmana. Complice fedele e ribelle dei tanti registi che ha aiutato con entusiasmo e umiltà, allieva del partigiano Giuliani De Negri, una figura davvero unica nella storia del cinema italiano, Grazia faceva la produttrice, quel mestiere difficile da inquadrare (tutti lo pensano per persone danarose e panciute, interessate al denaro e disinteressate alla qualità, quando invece è spesso tutto il contrario) e da lei colorato di vita in quell’intreccio costante tra mestiere e passione che gli amici hanno ricordato in questi giorni. Di Giuliani e quindi dei Fratelli Taviani è sempre stata una complice, un’ancora, un punto di riferimento, uno stimolo a osare di più e ottenere il meglio. E questo le è stato finalmente riconosciuto con l’improvviso diluvio di premi che hanno accompagnato la vita internazionale di Cesare deve morire. Ma il festoso ricordo di qualche anno fa non può mettere in secondo piano i suoi tanti meriti precedenti: il coraggio di far debuttare Ennio Lorenzini con uno dei film “risorgimentali” più belli del cinema italiano come Quanto è bello lu morire acciso; l’amicizia con Citto Maselli tra Il sospetto e le mille battaglie nel cuore dell’Anac (l’associazione storica degli

Ho avuto il privilegio di fare un pezzo di strada in sua compagnia: credete, non era sempre facile, ma ogni volta la sua passione diventava contagiosa e niente poteva resisterle. Oggi la sua risata continua a risuonare argentina nella testa e nel cuore; e la sua testarda convinzione che nella vita bisogna avere il coraggio di battersi per ciò in cui si crede rimane una lezione che ci vede in tanti in dovere di dirle grazie. Anche per quella grazia tanto femminile e tanto sommessa che le faceva portare il suo nome con fierezza e ironia.

 

 

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