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CARLO DELLE PIANE

CARLO DELLE PIANE

Non era un caso che l’attore che ricordava con più calore tra quanti avevano recitato con lui fosse il burbero Aldo Fabrizi, un orso schivo e sincero al limite della brutalità. E non per caso il piccolo e fragile Carlo Delle Piane, che non poteva incutere timore e suscitare reverenza con quelle gambette magre, il naso schiacciato, gli occhi tondi e buoni, aveva eletto a suo idolo il timido per eccellenza, il pierrot lunare Buster Keaton.
Adesso che Carlo se ne è andato dopo 70 anni di carriera e 110 film (ma a contarli bene sono anche di più), saremo tutti qui a invocare amicizie e intimità mai realmente consumate, a ricordarlo come il “piccolo Totò”, a celebrare la sua arte multiforme.  La verità è che pochi lo frequentavano, alcuni lo stimavano, soltanto gli intimi lo amavano anche perché Carlo faceva poco per farsi amare: mai cortigiano, mai nei salotti buoni, poco in linea col pensiero dominante.
Uno che gli voleva bene sul serio era Pupi Avati che gli ha regalato rispetto, carriera, successo da protagonista tra “Jazz Band” e “Regalo di Natale” per una quindicina di film e storie che rappresentano anche la vera poetica del regista.
Ma tra le qualità di Carlo c’era la placida serenità con cui ti parlava di Totò e Fabrizi, Gassman e Polanski, Monica Vitti e Brooke Shields senza mostrare falsa vergogna quando poi gli ricordavi i suoi musicarelli con Mario Amendola o le sue farse erotiche con Nando Cicero; in questo era un vero attore, una maschera duttile al servizio del mestiere. Era l’altro lato di un orgoglio schivo e dignitoso che magari lo faceva isolato come un freak, ma sempreverde nella sua eleganza da gentiluomo d’altri tempi.
Casa del Cinema gli rende oggi l’onore e il rispetto che si prova per i Grandi. E chi scrive si ferma un momento a ricordare le serate allo stesso tavolo, in un alberghetto di Cento, in Emilia, sul set di “Cinema!” a parlare di quell’amore comune che aveva stregato entrambi e a ricordare il suo Garoffi, quel ragazzino col “naso a becco di civetta, sempre intento a trafficare, a comprare o vendere” che Edmondo De Amicis aveva inventato per “Cuore” e che Carlo Delle Piane aveva fatto suo, come una seconda pelle indossata istintivamente, all’epoca del suo debutto nel 1948 sul set di Duilio Coletti. Carlo aveva allora 12 anni e per lui il cinema era solo il modo migliore per “bigiare” scuola.
Chissà come è oggi, caro Carlo, il tuo secondo debutto su un altro set, che nessuno sa descrivere: ti auguriamo per la tua nuova carriera di Angelo custode dei timidi, tanta fortuna, tanti amici e qualche partita a poker con San Pietro e San Carlo.

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