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Women in US – Wanda di Barbara Loden (1970; 103′) – 35mm; v.o.sott.it

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Data inizio:24/01/2020
Data fine:24/01/2020
Ore: 19:30

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Categoria evento: Lingua originale e Proiezioni. Sezione: Strade a doppia corsia.

Descrizione

Women in US
Wanda di Barbara Loden (1970; 103′) – 35mm; v.o.sott.it
Titolo originale: Wanda
Regia: Barbara Loden
Sceneggiatura: Barbara Loden
Fotografia: Nicholas T. Proferes
Montaggio: Nicholas T. Proferes
Suono: Lars Hedman
Interpreti: Barbara Loden, Michael Higgins, Dorothy Shupenes, Peter Shupenes, Jerome Thier,
Marian Thier, Anthony Rotell, M.L. Kennedy, Gerald Grippo, Milton Gittleman, Lila Gittleman,
Arnold Kanig, Joe Dennis, Charles Dosinan, Jack Ford, Rozamond Peck, Susan Clark, Linda Clark,
Bill Longworth, Frank Jourdano, Valerie Mamches, Pete Richman, Ed Somavitch, Nicholas T.
Proferes
Produzione: Harry Shuster per Foundation for Filmakers
Durata: 103 minuti
Prima proiezione: 21 agosto 1970
Sinossi:
Una casalinga infelice, Wanda, divorzia dal marito ma nella Pennsylvania rurale in cui vive non ha
grandi prospettive, superati i 30 anni e priva ormai dell’unica struttura che le dava un’identità
sociale. Sola e dopo aver rinunciato persino ai figli, la donna non ha in effetti alcuna meta e si
perde tra cinema e bar, venendo derubata o conoscendo nuovi uomini. Tra questi c’è Norman,
piccolo rapinatore cui Wanda si attacca morbosamente: lui la tiranneggia come un manipolatore
violento ma la fa anche sentire speciale in quanto sua“complice” per un colpo in banca…

Uno straordinario pezzo unico, capace di rivelare un talento cristallino e raccontare la condizione
femminile da una prospettiva genuinamente femminile: Wanda è infatti il solo titolo diretto
dall’attrice Barbara Loden che ne è anche eccellente interprete. Girato in 16mm e a bassissimo
budget, il film guarda al documentario e al cinema d’avanguardia tanto che la regista dichiarò di
aver avuto in mente lo stile di Andy Warhol. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1970,
Wanda segue le disavventure di una donna che abbandona marito e figli per attraversare il proprio
disagio interiore: l’emancipazione è lontana anni luce e l’essere solo donna un terreno inesplorato. Il
risultato è un film che non teme di affrontare malesseri, contraddizioni, ambiguità, mettendo in
evidenza le disparità di genere e i ruoli cristallizzati da cui nasce un’assenza di identità, una crisi del
femminile: la Loden descrisse Wanda come una persona che ignora perché esiste e dunque passa da
una cosa all’altra sottomettendosi in maniera mansueta quando trova un appiglio. Proprio come un
animale. Non più madre e non più moglie, Wanda non sa cosa vuole e durante il film le sue scelte
pulsionali la spogliano a poco a poco quasi del tutto di una cosciente autodeterminazione.
Smentendo l’idea che la rivoluzione degli anni Sessanta abbia coinvolto realmente il sostrato più
profondo del Paese e i rapporti tra i sessi, Wanda scandaglia paesaggi umani e fisici di un’America
confusa, di una società che si dimena tra le convenzioni conservatrici e l’istintiva necessità di
riconfigurare relazioni e percezioni. Ferino e brutale, Wanda si potrebbe vedere come la storia di
una Bonnie Parker che non incontra un Clyde Barrow e che perciò non è destinata ad alcuna forma
di eroismo. Ma Wanda sembra anche una Blanche DuBois cui non è destinato neppure il manicomio
(la Loden era la moglie di Elia Kazan, regista della versione cinematografica di Un tram che si
chiama desiderio) mentre va forse segnalato che l’attrice nel 1964 fu interprete a teatro di Maggie in
quell’After the Fall che Arthur Miller scrisse traendo più che ispirazione dall’ex consorte, la defunta
Marilyn Monroe. Ben lungi dall’affermare un’immagine della donna liberata, la Loden nel suo
magnifico film muove scrittura e regia su di una direttrice disperata verso un cul de sac ricorsivo da
cui ancora non può scaturire alcun riscatto (la critica Paulene Kael scrisse che Wanda era così
squallido da far sembrare Émile Zola un autore di commedie). Unanimemente considerato una
pietra miliare del cinema femminile e femminista, fin dalla sua uscita trovò un deciso plauso critico
internazionale. Un film imperdibile.

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