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Porrajmos, parole in musica (46’ – 2010) di Fabio Parente, Luca Ricciardi, Matteo Parisini

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Data inizio:06/12/2018
Data fine:06/12/2018
Ore: 18:00

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Categoria evento: Proiezioni. Sezione: La Conquista dell’Impero e le Leggi Razziali.

Descrizione

Porrajmos, parole in musica (46’ – 2010) di Fabio Parente, Luca Ricciardi, Matteo Parisini
presenta Santino Spinelli

Santino Spinelli, rom abruzzese, poeta, docente universitario ma, soprattutto, musicista. La camera lo segue nei momenti fondamentali del suo processo creativo, con i suo musicisti durante le prove, in sala di registrazione al momento dell’incisione, ma anche nei momenti di vita quotidiana, la domenica di festa a casa con la sua numerosa famiglia (dove è ancora la musica a farla da protagonista), durante le sue lezioni all’università di Teramo, in salotto a discutere con l’anziano padre. Proprio dai racconti di suo padre Santino ha conosciuto per la prima volta il dramma delle persecuzioni nazi-fasciste sui Rom. E forse proprio per lui ha deciso finalmente di scrivere l’opera musicale che va elaborando ormai da molti anni: Porrajmos. Santino ricerca, ascolta, scrive, prova con i musicisti. Seguendolo, il documentario progressivamente racconta, con l’ausilio di testimonianze, materiali di repertorio, fotografie e documenti originali, l’anatomia di una persecuzione taciuta, che ancora oggi attende una legittimazione storica. A partire dalle testimonianze di suo padre e di altri Rom e Sinti italiani, Santino compone un’ora di musica e parole capace di restituire il dramma dimenticato di un intero popolo che ha pagato, tra il 1940 e il 1945, un prezzo altissimo ai deliri del nazifascismo: 500.000 morti in tutta Europa. Un dramma che, per certi versi non si è concluso con la fine della Seconda Guerra mondiale. I campi nomadi di oggi sono, come dice Santino ai suoi studenti, una inaccettabile forma moderna di segregazione razziale, il frutto avvelenato di una ideologia razzista che affonda le sue radici nella cultura nazi-fascista mai veramente elaborata in Italia. Una storia del Porrajmos, quindi, in cui parole, immagini e musica collaborano a formare un unico racconto. Un modo per narrare le persecuzioni dei Rom e Sinti italiani attraverso le forme principali di trasmissione culturale di quelle comunità: l’oralità e la musica. Ma anche una storia del Porrajmos che diventa mezzo per far conoscere la cultura Rom, sdoganandola dai luoghi comuni, in un intreccio tra passato e presente che ci costringe a guardare con altri occhi l’attuale condizione dei campi “nomadi” italiani: nomadismo o diaspora? Comunità chiusa o segregazione razziale? E, infine, il “treno della morte”, quello delle deportazioni nazifasciste, si è veramente fermato?

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