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OMAGGIO A UMBERTO LENZI, CINEASTA E GENTILUOMO

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Data inizio:01/11/2017
Data fine:02/11/2017

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Categoria evento: Rassegne.

Descrizione

OMAGGIO A UMBERTO LENZI, CINEASTA E GENTILUOMO
Due serate alla Casa del Cinema

La Casa del Cinema e la Festa del Cinema di Roma rendono omaggio al talento di Umberto Lenzi , cineasta e gentiluomo, con due serate speciali in programma. “Nella sua ricca filmografia – dice Giorgio Gosetti – abbiamo voluto scegliere due dei titoli meno ovvi e certamente amati dagli appassionati: un autentico oggetto di culto come Kriminal del 1966 (dal fumetto di Magnus & Bunker) e un piccolo capolavoro del cinema d’azione a sfondo storico come Il grande attacco  che nel 1978 lo portò a lavorare con grandi star del cinema internazionale come Henry Fonda, John Huston, Helmut Berger, Stacy Keach, ma anche Giuliano Gemma e il fido Roy Lovelock, insieme a due dive del periodo come Samantha Eggar e Edwige Fenech”.

Nel titolo del suo ultimo romanzo (appena uscito per le edizioni Golem) c’è tutto Umberto Lenzi, amante dei generi più popolari, sarcastico fino all’autoironia, compiaciuto cinefilo nel richiamo al filone spionistico battezzato da Ian Fleming. In “Si muore solo due volte” il romanziere Lenzi dà il cambio al suo storico personaggio, il poliziotto antifascista in pieni “Telefoni Bianchi” Bruno Astolfi, e lo rimpiazza col moderno criminologo Renzo De Gemini, mentre sullo sfondo c’è sempre la sua Roma, tanto amata quanto inconoscibile e minacciosa. Ma il demone della celluloide invadeva i suoi ricordi e infatti tutti i suoi migliori “gialli” hanno per sfondo il cinema al tempo del fascismo con storie criminali che si intrecciano a titoli celebri, da “I miserabili” a “Cuore”, da “Harlem” alla stessa Cinecittà che è protagonista della sua prima prova del 2008 in cui i teatri di posa romani si alternano con la Toscana Pisorno. In tutto 10 avventure con cui aveva ritrovato entusiasmo e onori dopo il ritiro dal set all’inizio degli anni ‘90 , mentre in parallelo scriveva di cinema sulla rivista “Nocturno”.

Umberto Lenzi  è stato un gentiluomo del cinema italiano d’azione e di genere, dotato di un gusto e di una cultura che, con buona dose di ironia, riversava spesso nei suoi film, anche quelli meno personali. Dopo una fortunata gavetta tra corsari, pirati, filibustieri, scopre il suo vero talento di regista del giallo nel 1966 quando, ispirandosi a un fumetto di grande successo, dirige con occhio attento alla pop art il fortunatissimo “Kriminal” che resta oggetto di culto. Tre anni dopo, vara il genere “thriller dei quartieri alti” (la definizione è sua) con un gruppo di lavori che sfruttano un’icona di Hollywood come Carrol Baker, il meglio del talento teatrale italiano (per lui lavorano signore della scena come Tina Lattanzi, Rossella Falk, Anna Proclemer), ottenendo il riconoscimento tra Francia e America:  da “Così dolce…così perversa” a “Orgasmo” e “Paranoia” fino al successivo . “Spasmo” (forse il suo capolavoro). Il suo nuovo territorio confina con l’astro nascente di Dario Argento, il mestiere di Lucio Fulci, la lezione di Mario Bava.

Talento irrequieto – ha sempre detto di sentirsi anarchico nell’anima e nelle scelte – ha  frequentato il genere avventuroso, ha rivaleggiato con Ruggero Deodato tra cannibali e zombi, con Enzo G. Castellari nell’avventura bellica, infine ha sviluppato il poliziottesco che ne farà uno degli idoli di Quentin Tarantino e il pigmalione di due star del genere: Maurizio Merli di cui farà la fortuna e Tomas Milian, una sua scoperta , con cui lavorerà sette volte fino a un traumatico scontro. Sono gli anni ’70 di “Milano odia: la polizia non può sparare” (197e4), “Roma a mano armata” e “Napoli violenta” (1976) fino a “Il trucido e lo sbirro” in cui, insieme all’attore, inventa  il personaggio di Monnezza, sempre nel 1976.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili

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