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Omaggio a Monte Hellman – Strada a doppia corsia – Two-Lane Blacktop di Monte Hellman (1971; 102′); v.o.sott.it

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Data inizio:23/01/2020
Data fine:23/01/2020
Ore: 19:30

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Categoria evento: Lingua originale e Proiezioni. Sezione: Strade a doppia corsia.

Descrizione

Omaggio a Monte Hellman
Strada a doppia corsia  – Two-Lane Blacktop di Monte Hellman (1971; 102′); v.o.sott.it
Titolo originale: Two-Lane Blacktop
Regia: Monte Hellman
Sceneggiatura: Will Corry, Rudolph Wurlitzer
Fotografia: Jack Deerson
Montaggio: Monte Hellman
Suono: Charles T. Knight
Musiche: Billy James
Interpreti: Warren Oates, James Taylor, Laurie Bird, Dennis Wilson, Rudolph Wurlitzer, Bill Keller,
Harry Dean Stanton, Don Samuels, Charles Moore, Alan Vint, George Mitchell, A.J. Solari,
Katherine Squire, Melissa Hellman, James Mitchum, Kreag Caffey
Produzione: Michael Laughlin per Michael Laughlin Enterprises
Durata: 102 minuti
Prima proiezione: 7 luglio 1971
Sinossi:
Un giovane pilota e il suo sodale meccanico viaggiano per le strade degli Stati Uniti su di una
Chevrolet truccata con cui fanno gare automobilistiche per raggranellare qualche soldo. Randagi e
senza meta, i due incontrano un’autostoppista ugualmente alla deriva e le danno un passaggio: la
ragazza andrà subito a letto con il meccanico ma la vera tensione erotica è tra lei e il pilota. Lungo
le stesse miglia, poi, i tre incrociano più volte una Pontiac Gto con un bizzarro guidatore che
finiranno per sfidare: la prima automobile che arriverà a Washington vincerà l’altra auto…

Monte Hellman scende da cavallo e sale sulla macchina. Sulla scia del successo di Easy Rider
(1969), che porta del resto a pieno compimento i tanti film sui bikers degli anni immediatamente
precedenti, Hellman motorizza i suoi western esistenziali e vagabondi per entrare nell’abitacolo
simbolico dell’America del Dopoguerra. La libertà di movimento diventa in un istante libertà di
spogliarsi della Storia, delle parole, della relazione con gli altri e persino di avere un nome (nessuno
nel film possiede un nome proprio) per perdersi per sempre nel gioco dello spazio privo di tempo e
memoria, delle strade che portano ovunque e da nessuna parte in un Paese smarrito sotto ogni punto
di vista. Strade a doppia corsia è una ballata che esalta sullo schermo quel “no direction home”
cantato da Bob Dylan a metà degli anni Sessanta declinandolo in molti punti di fuga. Per esempio
nei rapporti contratti e mai davvero esplicitati tra i tre giovani, interpretati da due musicisti (il pilota
è il cantautore James Taylor, il meccanico è Dennis Wilson dei Beach Boys) e dalla splendida
Laurie Bird; ma pure nello smarrimento generazionale del più “anziano” interpretato da Warren
Oates, pilota della domenica che vorrebbe avere un’altra data di nascita. Se i primi parlano poco o
nulla, il secondo parla in continuazione e reinventa la realtà senza neppure avvedersene, ma tutti
cercano di essere tramite la potenza dei propri bolidi con cui far colpo anche sulle belle ragazze in
un ritorno quasi primitivo dei rapporti maschio/femmina. Centrifugo è il campionario umano che
incontriamo nelle gare e fortuiti gli incontri per i diner o le strade degli States (la “raccolta” degli
autostoppisti da parte di Oates punteggia ironicamente il film dall’inizio alla fine), ma nulla ha mai
reali conseguenze. Tutto scorre sotto le ruote, niente si stabilizza o formalizza e ogni passaggio è
solo una tappa destinata a svanire lungo un viaggio che non porta da nessuna parte. In questo
cammino per la Road to Nowhere (per citare non tanto i Talking Heads quanto l’ultimo film di
Monte Hellman), quel che resta sono pulsioni ormai illeggibili e l’istintiva difficoltà di esprimere i
propri desideri per l’atavico terrore di essere feriti. Le macchine si riparano più facilmente delle
anime e i giovani uomini sembrano animaletti che non sanno più mettere mano a loro stessi e perciò
sono diventati molto bravi con i carburatori. È invece in un sussulto emotivo che si trovano l’inizio
e la fine di Strada a doppia corsia, titolo centrale della filmografia di Hellman, film venerato da
schiere di registi e finalmente dal 2012 conservato come merita nel National Film Registry della
Biblioteca del Congresso. Tra le opere maggiori del cinema americano.

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