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Omaggio a Monte Hellman – Io sono il più grande – The Greatest di Monte Hellman e Tom Gries (1977; 101′); v.o.sott.it

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Data inizio:25/01/2020
Data fine:25/01/2020
Ore: 22:00

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Categoria evento: Lingua originale e Proiezioni. Sezione: Strade a doppia corsia.

Descrizione

Omaggio a Monte Hellman
Io sono il più grande – The Greatest di Monte Hellman e Tom Gries (1977; 101′); v.o.sott.it
Titolo originale: The Greatest
Regia: Monte Hellman, Tom Gries
Sceneggiatura: Ring Lardner Jr.
Fotografia: Harry Stradling Jr.
Montaggio: Byron Brandt
Scenografia: Robert S. Smith
Suono: Bob Biggart
Musiche: Michael Masser
Interpreti: Muhammad Ali, Ernest Borgnine, John Marley, Robert Duvall, Lloyd Haynes, David
Huddlestone, Ben Johnson, James Earl Jones, Dina Merrill, Roger E. Mosley, Paul Winfield,
Annazette Chase, Mira Waters, Drew Bundini Brown, Malachi Throne, Richard Venture, Chip
McAllister
Produzione: John Marshall per British Lion Films
Durata: 101 minuti
Prima proiezione: 19 maggio 1977
Sinossi:
Quando il film inizia Muhammad Ali si chiama ancora Cassius Clay, e non ha aderito alla Nation
of Islam di Elijah Muhammad. È il 1960, ha diciotto anni, e al Palazzo dello Sport di Roma diventa
campione olimpico nella categoria dei mediomassimi sconfiggendo in finale il polacco Zbigniew
Pietrzykowski. Da qui inizia il (quasi) documentario, che segue il pugile attraverso successi
sportivi e prese di posizione politiche. Perché la vita di questo grande sportivo si è mossa di pari
passo con la Storia degli Stati Uniti, tra utopia e repressione…

Può apparire bizzarra la presenza di The Greatest all’interno di un omaggio al cinema di Monte
Hellman, visto e considerato che molti archivi non lo inseriscono neanche all’interno della
filmografia dell’autore di La sparatoria, Le colline blu e Strada a doppia corsia. In effetti il vero
regista del film in questione è da considerare Tom Gries (che qualcuno potrebbe ricordare per titoli
come El Verdugo e Io non credo a nessuno), che lavorò a partire dal libro biografico The Greatest:
My Own Story, scritto a quattro mani da Muhammad Ali e Richard Durham, con supervisione di
Toni Morrison. Gries, mentre era in dirittura d’arrivo per completare l’opera, fu colpito da infarto del
miocardio mentre si trovava a giocare su un campo da tennis, e morì in ospedale. La British Lion
Films, che aveva investito ingenti somme di denaro in un progetto a dir poco ambizioso – quello di
raccontare la storia di un mito dello sport e della cultura statunitensi facendo interpretare allo stesso
protagonista le parti ricreate attraverso la finzione scenica –, si rivolse dunque a Monte Hellman che
di fatto provvide soprattutto a “chiudere” il film, limando il lavoro in post-produzione e cercando di
dare organicità, insieme al montatore Byron ‘Buzz’ Brandt, al materiale. Ironia della sorte: Hellman,
costretto eternamente a combattere per riuscire a trasformare in immagini le proprie storie, si
troverà di nuovo nella scomoda posizione di sostituire un regista defunto quando, nel 1979, porterà
a termine Avalanche Express in vece di Mark Robson, vittima di un colpo apoplettico (su quel set,
per alcuni “maledetto”, morirà d’infarto anche Robert Shaw). Privo, per fin troppo ovvie ragioni,
della poetica autoriale di Hellman, Io sono il più grande resta comunque un grande affresco di
un’era di speranza e rinnovamento per gli Stati Uniti d’America, e anche un curioso esempio di
come la finzione e la realtà documentaria possano compenetrarsi a tal punto da sovrapporsi l’una
all’altra. Tra il grande pugile che interpreta se stesso e brandelli della sua vita, James Earl Jones nei
panni di Malcolm X, Ernest Borgnine che fa Angelo Dundee e Roger E. Mosley che interpreta
Sonny Liston lo spettatore non potrà che uscire parzialmente ubriaco dalla visione, quella di una
nazione che preferisce fingere se stessa per raccontarsi piuttosto che cedere alla lusinga del vero. In
questo senso perfetta appare in ogni caso la scelta di Hellman come ufficiale testamentario
dell’opera, e suo ideale “compilatore”. Un regista che, come insegnava Cassius Clay/Muhammad
Ali, vola come una farfalla e punge come un’ape.

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