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Lo stato delle cose, Wim Wenders, 1982

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Data inizio:16/03/2019
Data fine:16/03/2019
Ore: 18:00

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Categoria evento: Lingua originale e Proiezioni. Sezione: Wim Wenders.

Descrizione

Introduzione video di Wim Wenders
LO STATO DELLE COSE, (Der Stand der Dinge/The State of Things)
Germania, Portogallo, USA, 1982, 125′, v.o.sott.it.

Regia e soggetto: Wim Wenders. Sceneggiatura: Wim Wenders, Robert Kramer. Fotografia (35 mm, b&n): Henri Alekan. Montaggio: Barbara von Weiterhausen con la collaborazione di Peter Przygodda. Musica: Jürgen Knieper. Canzoni: Standin’at the Big Hotel e Fools Fall in Love di Joe Ely; Girl’s Imagination e Lies to Live By di The Del Byzanteens, Tom’s Song di David Blue, Beyond and Back e Los Angeles di X, Hollywood, Hollywood di Allen Goorwitz
Interpreti: Patrick Bauchau (il regista, Friedrich Munro), Paul Getty III (lo sceneggiatore Dennis), Viva Auder (la script-girl Kate), Samuel Fuller (il direttore della fotografia, Joe Corby), Isabelle Weingarten (l’attrice Anna), Rebecca Pauly (l’attrice Joan), Jeffrey Kime (l’attore Mark), Geoffrey Carey (l’attore Robert), Camilla Mora (Julia), Alexandra Auder (Jane), Allen Goorwitz (il produttore Gordon).
Produzione: Chris Sievernich per Road Movies (Berlino), Wim Wenders Produktion (Berlino), Pro-ject Filmproduktion im Filmverlag der Autoren (Monaco), Zdf (Mainz) in collaborazione con Paris Film (Parigi), Musidora (Madrid), Film International (Rotterdam), Artificial Eye (Londra)

Durata originale: 121’
Note: Il film è girato in inglese e in parte in francese;
Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia del 1982

Mentre sta girando un film di fantascienza in Portogallo, una troupe cinematografica, capitanata dal regista Munro, è abbandonata a se stessa, senza soldi né pellicola, dal produttore che è rientrato a Hollywood. Attori e tecnici in albergo ammazzano il tempo nell’inedia, aspettando che la situazione si sblocchi finché Munro decide di andare a scoprire la tragica verità in America.

Intrecciando come in altri suoi film, una trama “gialla” alla riflessione esistenziale, Wenders ha qui costruito uno degli apologhi più belli e lungimiranti mai realizzati sul mestiere e la natura del cinema, letteralmente vera “morte al lavoro”.

 

 

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