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IL GIORNO DEL RICORDO. Istria. Il diritto della memoria, Anna Maria Mori, documentario (16.00); Cuori senza frontiere, di Luigi Zampa (ore17.00) e La città dolente, di Mario Bonnard (ore 19.00)

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Data inizio:09/02/2019
Data fine:09/02/2019
Ore: 16:00

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Categoria evento: Proiezioni.

Descrizione

IL GIORNO DEL RICORDO
In collaborazione con CSC-Cineteca Nazionale e Rai Teche

In occasione della Giorno del Ricordo, Casa del Cinema ha scelto di proporre una programmazione fortemente legata al tempo storico in cui l’Italia visse il dramma degli esuli giuliani. Così, in collaborazione con la Cineteca Nazionale, ci si è orientati ad annunciare la Giornata, il 9 febbraio, con due film tra documento storico e racconto di finzione firmati dai grandi autori del cinema italiano: La città dolente, di Mario Bonnard  e  Cuori senza frontiere, di Luigi Zampa.
Da notare che la sceneggiatura di “La città dolente” (1949) è firmata, insieme a Mario Bonnard, da Anton Giulio Majano, Federico Fellini e Aldo De Benedetti, mentre “Cuori senza frontiere” (1950) reca l’impronta di uno dei registi più tempestivi nel cogliere il senso storico dell’attualità come Luigi Zampa.
In collaborazione con Rai Teche, verrà presentata l’inchiesta sulla storia sociale e politica dell’Istria negli ultimi cinquant’anni  “Istria. Il diritto della memoria”.

ore 16.00
Istria. Il diritto della memoria.
Un programma di Anna Maria Mori, 1997, 50′
L’inchiesta di Anna Maria Mori sulla storia sociale e politica dell’Istria negli ultimi cinquant’anni è condotta attraverso numerose interviste e filmati di repertorio. Fra gli altri contributi, quello di Claudio Magris, degli storici Elio Apih e Roberto Spazzali, di Nelida Milani, di Bianca Stella Zanini e di profughi istriani. Preziose e drammatiche le immagini dell’esodo della popolazione fra il 1945 e il 1947 e del ritrovamento delle vittime della pulizia etnica nelle foibe.

ore 17.00
CUORI SENZA FRONTIERE
, di Luigi Zampa
Italia, 1950, 90’
Con Gina Lollobrigida e Raf Vallone.In un paesetto italiano vicino al confine con la Jugoslavia, arriva un giorno la Commissione internazionale per la delimitazione dei territori confinanti. La Commissione traccia la nuova linea di confine che taglia in due il paese. Entro la mezzanotte gli abitanti devono scegliere: o con l’Italia o con la Jugoslavia. La famiglia Sebastian ha la propria casa nel territorio assegnato all’Italia, ma l’unico campicello è dall’altra parte. Il capo della famiglia, ex combattente della prima guerra mondiale, decide di rimanere con l’Italia, ma poi si lascia persuadere a passare dall’altra parte nella speranza di ricevere le sue terre e i buoi. Chi è passato subito alla Jugoslavia è Stefano, un meccanico progressista, innamorato di Donata Sebastian. Ma la ragazza nel frattempo s’è innamorata di Domenico, reduce italiano, al quale s’è segretamente promessa. Il tracciamento del nuovo confine ha portato lo scompiglio anche tra i ragazzini del villaggio che ad un certo punto fanno sparire uno dei paletti. Tra gli adulti è aperto conflitto…

ore 19.00
LA CITTÀ DOLENTE
, di Mario Bonnard
Italia,  1949, 80’
Realizzato in bianco e nero, questo lavoro contiene alcune scene documentarie sull’esodo istriano, girate da cineoperatori proprio in quei giorni in cui la riscrittura dei confini italiani orientali verso Trieste, spinse decine di migliaia di persone a lasciare Pola. Immagini che vennero dunque restituite alla visione pubblica dopo essere state recuperate negli archivi dell’Istituto Luce e restaurate dalla Cineteca del Friuli. Le scene documentarie si inseriscono in quelle di finzione che raccontano la vicenda di Berto, meccanico che in quei giorni decide di restare a Pola, fiducioso nel socialismo di Tito. I fatti lo smentiranno, moglie e figlio riusciranno a partire verso Venezia grazie all’aiuto di una ispettrice comunista. La stessa che poi manderà Berto in un campo di lavori forzati perché venga “rieducato”.
La sceneggiatura è frutto di un lavoro di squadra tra lo stesso regista Bonnard e Federico Fellini, Aldo De Benedetti e Anton Giulio Majano. La fotografia fu affidata al grande Tonino Delli Colli. Il critico Paolo Mereghetti ha definito questo film “strano, anomalo, dove la propaganda si mescola al documentario, il melodramma alla ricostruzione storica”.