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Dibattito: “Tradizione, transizione e trasgressione nell’immaginario cinematografico contemporaneo” e proiezione Përse bie kjo daulle? – Perché suona questo tamburo?

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Data inizio:04/07/2021
Data fine:04/07/2021
Ore: 20:00

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Categoria evento: Lingua originale e Proiezioni. Sezione: Albania si gira 3!.

Descrizione

h 20:00 Dibattito: “Tradizione, transizione e trasgressione nell’immaginario cinematografico contemporaneo”

Intervengono: Regina Longo, Piro Milkani, Laura Bispuri, Eva de Prosperis, Eleonora Tozzi, Gennaro Apuzzi

h 21:00 Përse bie kjo daulle? – Perché suona questo tamburo? Regia: Piro Milkani

Anno: 1969

Durata: 1h 26m

Produzione: Albania

Genere: dramma

Lingua: albanese con sottotitoli in italiano

Sinossi: Si sposano Katrina e Xhavit, due giovani operai. Amici, parenti e curiosi sono venuti da tutto il Paese per assistere alla festa di nozze, ma l’atmosfera gioiosa è minacciata da una forza ostile.

Revisione: Tratta da un romanzo di Ismail Kadare, quest’opera è stata girata alla fine degli anni Sessanta quando l’Albania, in parte influenzata da quanto stava accadendo in Cina, aveva intrapreso una serie di riforme che miravano a ristrutturare l’assetto culturale del Paese. La versione albanese della “Rivoluzione Culturale” sembra qui configurarsi soprattutto come la tendenza dei giovani a trasgredire le retrograde norme tradizionali. Le vicende si soffermano sulla questione delle donne che sono dipinte come vittime della società patriarcale tramandata da un antico codice di leggi noto come il Kanun di Lekë Dukagjini. Sebbene sia un film di propaganda, il lavoro di Piro Milkani suscita interrogativi profondi sul regime. Gli eventi sono ambientati in una zona periferica dove viene costruita una città nuova. Il film narra una storia di “frontiera” mostrando il processo di colonizzazione del centro sulla periferia. Questo aspetto è anche rafforzato dalla presenza di un etnologo che tartassa tutti con le sue pedanti nozioni. La storia viene raccontata sia dal punto di vista dei “colonizzatori” e sia da quello dei “colonizzati”. Per i primi, rappresentati da personaggi “proletari” come il “Soda caustica” si trattava di una missione civilizzatrice e moralizzatrice da portare avanti ad ogni costo. Per i secondi, come ad esempio le ragazze delle zone rurale chiamate a lavori “volontari” – che nella realtà erano forzati – il processo sembra aver suscitato un profondo turbamento. Il film rende palese la dimensione coercitiva del contesto politico. I campi di lavoro sembrano dei campi di concentramento.

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