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Dibattito: Rappresentazioni cinematografiche della violenza coloniale, dittatoriale e transizionale e proiezione Neverland 

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Data inizio:02/07/2021
Data fine:02/07/2021
Ore: 20:00

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Categoria evento: Lingua originale e Proiezioni. Sezione: Albania si gira 3!.

Descrizione

h 20:00 Dibattito: Rappresentazioni cinematografiche della violenza coloniale, dittatoriale e transizionale

Intervengono: Eduard Makri, Erald Dika, Vladimir Doda, Sofia Dati

h 21:00 Neverland Regia: Erald Dika

Anno: 2019

Durata: 1h 20m

Produzione: Italia

Genere: drammatico/documentaristico

Lingua: albanese con sottotitoli in italiano

Sinossi: Due adolescenti si ritrovano improvvisamente coinvolti nella criminalità organizzata mettendo in pericolo i loro progetti e le loro vite.

Revisione: All’inizio del 1997 in Albania, una crisi politica ed economica causata da una gigantesca truffa finanziaria, generò una serie di rivolte diffuse che portarono al collasso tutte le istituzioni adibite alla protezione dei cittadini come la polizia e l’esercito. In circostanze poco chiare, la popolazione si precipitò nei depositi di munizioni e rubò le armi dello Stato. Neverland, girato dal giovane regista italo-albanese Erald Dika, è il primo trattamento cinematografico di questi assurdi eventi che ancora pesano sulla memoria collettiva. L’opera ricerca il senso della violenza che caratterizzò la primavera albanese del 1997. La linea narrativa è basata su interviste raccolte da testimoni oculari e immagini d’archivio che sono sovrapposte a un racconto ambientato in quel periodo. Il regista mostra lo sgomento, la paura e la folle euforia delle persone di fronte a un’esperienza del tutto inedita. Gli spari con i Kalashnikov verso il cielo sono tra le immagini più tristemente famose della transizione albanese e sono il segno di una rivolta metafisica e della perdita di punti di riferimento politici e sociali. Gli unici capaci di dare una direzione alle proprie ambizioni furono le bande criminali che presero il controllo della situazione e che, come dice uno degli intervistati, normalizzarono l’anormalità. Si trattò di una normalità perversa che per fortuna durò poco, ma i cui effetti sono ben visibili nella struttura dello Stato albanese.

 

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