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Kumbha Mela I Chung Kuo – Cina di Michelangelo Antonioni (1972, 217’)

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Data inizio:06/03/2017
Data fine:06/03/2017
Ore: 15:00

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Categoria evento: Proiezioni. Sezione: Il cinema di Michelangelo Antonioni.

Descrizione

Kumbha Mela di Michelangelo Antonioni (1989, 18’)
La Kumbha Mela è la più importante festa religiosa indiana che si svolge ogni dodici anni in un luogo considerato sacro, vicino alla città di Allahabad alla confluenza del Gange con i fiumi Jamuna e Saraswati che è sotterraneo o immanifesto – come dicono gli indiani – a rappresentare l’Assoluto. Quando si svolge la festa, il Gange non è in piena e allora il suo enorme letto può ospitare milioni di persone, di uomini religiosi, di fedeli provenienti da ogni parte dell’India che si fermano giorni interi a pregare per poi recarsi per un bagno purificatore al fangum, il punto esatto in cui i tre fiumi s’incontrano. Antonioni, invitato nel 1977 in India da Indira Gandhi chiede di partecipare e gira egli stesso con una Bell & Howell 16/mm la cerimonia. Il materiale rimane nel cassetto fino al 1989, quando Antonioni si convince a montare il materiale e a presentarlo a Cannes nel 1989 all’interno del Progetto Antonioni (1988/1993), curato da Carlo di Carlo.

a seguire

Chung Kuo – Cina di Michelangelo Antonioni (1972, 217’)

«È un documentario sulla Cina diviso in tre parti. La prima è stata girata nella zona vecchia della città di Pechino. La seconda in una fabbrica dell’Henan e nella parte vecchia della città di Suzhou. L’ultima parte mostra il porto e le industrie di Shanghai» (www.cinematografo.it). «Antonioni si accosta alla Cina con il metodo dell’osservazione e basta: un limite ma anche una scelta. Ne viene fuori una Cina vista da un “visitatore” discretamente attento, incline e costretto all’impressione, alla frantumazione: un occhio dilatato ma anche parziale, frammentario, senza capacità (e volontà, probabilmente) di analisi» (Tinazzi). «Il film si intitola Chung Kuo, che vuol dire Cina. In realtà non è un film sulla Cina quello che ho girato, ma sui cinesi. Ricordo di aver chiesto, il primo giorno della discussione, cos’era secondo loro ciò che simboleggiava più chiaramente il cambiamento avvenuto nel paese dopo la Liberazione. “L’uomo”, mi avevano risposto. I nostri interessi dunque almeno in questo coincidevano. […] Che cosa, precisamente, mi ha colpito nei cinesi? Il loro candore, la loro onestà, il rispetto reciproco» (Antonioni).

 

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