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Castro, di Paolo Civati │Italia, 2016, 86

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Data inizio:14/02/2017
Data fine:14/02/2017
Ore: 20:30

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Categoria evento: Proiezioni. Sezione: Il mese del documentario 2016-2017.

Descrizione

Castro, di Paolo Civati │Italia, 2016, 86

Il Castro è un’occupazione abitativa a pochi passi dal cuore di Roma. Un ex scuola, un ex comando di polizia. Un ex, a vederlo da fuori. Un palazzo di cinque piani dalle facciate scrostate che ha imparato a mimetizzarsi. All’interno del Castro, la rassegnazione e la speranza si contaminano, sembra che abbiano bisogno l’una dell’altra. Solitudine e solidarietà. Tra quelle fragili mura, al riparo da sguardi indifferenti, esiste un micromondo fatto di nomi, corpi e lingue impossibili da conciliare, singolarità impossibili da etichettare. Storie che sfuggono, sgrammaticate.
Deborah e Claudio sono una coppia di trentenni afro-romani di seconda generazione; Claudio ha ottenuto gli arresti domiciliari al Castro, e una volta uscito ha trovato lavoro come barista part time in un’altra occupazione; ha due figli che non vede più e aveva due famiglie, quella naturale, in Congo, e quella adottiva, a pochi passi dal Castro. Ora c’è Deborah accanto a lui, ed è lei il motivo per cui Claudio vive in occupazione. Deborah è cresciuta lì dentro, ma se potesse, scapperebbe via; cerca sempre lavoro, ma non lo trova. Deborah e Claudio progettano continuamente il loro futuro, vogliono avere un lavoro vero, mettere su famiglia, sposarsi. Sognano un’altra possibilità.
Robertino, settantacinquenne, passa le giornate nel lettino della sua stanza senzabagnonecucina assieme a Castro, il gatto dell’occupazione che poi è diventato suo, aspettando l’appuntamento quotidiano col pranzo nel quartiere in cui viveva con i genitori, prima che morissero. Robertino arriva col suo scassatissimo motorino e pranza con due euro, alla tavola calda di Alessandra e lì s’incontra con Antonietta, una ragazza che lavora nel quartiere. Quando fa troppo freddo, però, Robertino resta tutto il giorno senza uscire dal letto.
Sara, dieci anni, gioca il ruolo della bambina, circondata da un “parco giochi” di spazi e persone che si stanno sgretolando. Da grande Sara vuole aprire un ristorante per le persone che vivono in strada.
Magdy e Sabrina, egiziano lui e italiana lei, lottano per proteggere i loro tre bambini dalla condizione di miseria in cui sono caduti.
Franco, anziano, alcolizzato, dimenticato dallo Stato, amici, famiglia.
Khalil, ventenne, e il suo bambino appena nato, Neder, che vuol dire Libero in tunisino; Khalil che è un cantate rap, anche se nessuno lo sa; Khalil che  scrive i suoi testi quando è in carcere.
Assunta, i capelli biondi fatti in casa, le occhiaie indelebili su un volto che ha visto di tutto, l’accento campano snaturato romano, un portamento da signora, settantacinque anni, vedova. Gigi, suo figlio, passa le giornate davanti alla televisione, non ha un lavoro, e non lo cerca più. Assunta e Gigi, la vita immobile.
Una casa non è soltanto un riparo, è anche un miraggio di stabilità, una certezza alla quale è difficile rinunciare. É un diritto che viene rivendicato da chi non ha lavoro e non ha reddito.
Oltre un anno di riprese, per raccontare la quotidianità di una comunità in una situazione straordinaria. Per restituire i nomi, i volti, la voce, i sogni e le difficoltà di chi lotta per la dignità.

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